Premessa

Le grandi manifestazioni contro la cosiddetta “buona scuola” della primavera 2015 hanno prodotto un’unità senza precedenti dei lavoratori e delle lavoratrici della scuola. Il profondo rifiuto del pessimo progetto che il governo ha approvato, non è certo modificato dall’attuazione dei decreti attutivi che non hanno modificato l’impianto e su cui MDP ha votato contro.

La ferita è profonda e lo scontento verso la politica del governo rimane intatto, serpeggia nelle scuole una posizione di rabbia sorda, di resistenza passiva all’applicazione della riforma. L’ambizione che ci deve animare è quella di avviare un percorso di confronto dal basso e di elaborazione che consenta di ricomporre le tessere del mosaico, di andare oltre la parzialità dei moltissimi punti di vista (di categoria, di ambito disciplinare, di tipologia di scuola e generazionali) per un progetto di riforma partecipato autenticamente di sinistra.

 

I nodi da affrontare

 

  1. 1. La scuola italiana ha bisogno di più inclusività. L’Italia non può permettersi di continuare ad avere tassi di dispersione scolastica tra i più alti d’Europa, il livello comparativamente più basso di formazione e di istruzione che incide negativamente sulla qualità delle risorse umane e di conseguenza sul ruolo dell’Italia nella divisione internazionale del lavoro.
  2. La scuola italiana ha bisogno di più capacità di integrazione. Proprio in una situazione in cui l’incremento demografico è dato soprattutto dalla presenza di bambini e ragazzi di origine straniera, una loro buona integrazione scolastica, che propone questioni culturali e pedagogici assolutamente inediti, è condizione non solo delle prospettive di qualità dell’economia, ma della stessa tenuta sociale del paese.
  3. La scuola italiana ha bisogno di più qualità.

Sono sotto gli occhi di tutti fenomeni come l’abbassamento delle capacità di utilizzo della lingua madre, che è condizione per il proprio continuo accrescimento di formazione e istruzione. Come ad esempio, sarebbe doveroso, lo sviluppo nelle scuole italiane delle competenze nell’ambito matematico e scientifico, della conoscenza dell’Inglese e di altre lingue straniere comparativamente più basse rispetto a quelle dei paesi OCSE. Ed inoltre, è importante affrontare i rischi connessi all’uso della digitalizzazione in forme soltanto passive, che riduce i giovani utenti della rete a puri fruitori acritici.

  1. La scuola italiana ha bisogno di più capacità di svolgere un ruolo di fattore di uguaglianza.

Merito ed uguaglianza vanno strettamente insieme.

Sono oramai decenni che in Italia assistiamo ad una crescita delle diseguaglianze che i percorsi scolastici non modificano ma si limitano a registrare questa profonda ingiustizia e spreco di sapere mentre, in parallelo, il mercato del lavoro non assorbe competenze più elevate.

 

La cosiddetta “buona scuola” ha ignorato totalmente questi nodi. 

Ha puntato invece su altre finalità inaccettabili, culturalmente e disastrose negli effetti, visto il caos dell’inizio dell’anno scolastico che si ripeterà con ogni probabilità e la non completa risoluzione del precariato a tutti i livelli. La buona scuola ha scelto di aumentare il potere gerarchico dei presidi, dei dirigenti scolastici e dei collaboratori da essi stessi scelti. La buona scuola è apparsa troppo “gerarchica”, alla faccia della libertà di insegnamento, ma la scuola dovrebbe essere invece intesa come una “comunità educante”.

E ancora. La buona scuola ha scelto il cosiddetto “potenziamento” e “articolazione dell’offerta scolastica” in una logica di pura e ulteriore frammentazione, indebolendo la formazione di base generale con una sottoutilizzazione, spesso offensiva, delle risorse professionali dei nuovi immessi in ruolo. Tutto ciò in perfetta continuità con la i nuovi programmi Gelmini del 2009 e la logica del puro taglio dei costi attuata dai governi di centrodestra, (tra cui il più che dimezzamento delle discipline laboratoriali nell’istruzione tecnica e professionale).

La buona scuola ha scelto la predicazione di un rapporto tra formazione, istruzione e lavoro, fondata sull’alternanza scuola-lavoro” in forme  che si limitano ad aggiungere all’insegnamento tradizionale stage più o meno ben fatti, che possono anche prestarsi talvolta alla critica di sostituire lavoro stabile con lavoro non pagato, ma non migliorano assolutamente la capacità del sistema scolastico di produrre competenze teoriche e critiche anche a partire da un approccio operativo al sapere.

 

Percorrere un’altra strada. L’ascolto.

Non vogliamo assolutamente ripetere il vizio capitale della cosiddetta “buona scuola”.

E’ stata solo cieca arroganza la pretesa di realizzare una riforma prescindendo dal contributo di chi la scuola la fa con la propria professione e passione, con il proprio impegno a tutti il livelli e in tutti i ruoli.

Per questo abbiamo deciso di porci in posizione di ascolto, limitandoci a introdurre alcuni temi di discussione a partire dai quali costruire, in modo condiviso, una nuova piattaforma. Queste stesse riflessioni sono frutto di un primo incontro avvenuto a Pisa con il mondo scolastico che dobbiamo moltiplicare in ogni realtà.

 

Spunti per una nuova partenza.

Pensiamo si debba partire da quello che nella “buona scuola” non c’è.

E’ urgente potenziare la capacità della scuola italiana di integrare meglio nei percorsi scolastici gli alunni più deboli. Si deve partire dalla costruzione del percorso 0-6 come momento di battaglia precoce contro gli svantaggi di origine socio-culturale; dal ripristino del metodo dei moduli e del tempo pieno e del tempo prolungato nella scuola elementare, dell’integrazione dei cicli della primaria e della secondaria di primo grado per rendere possibile un passaggio più condiviso a un’istruzione di tipo disciplinare. Si deve investire su un grande piano per il diritto allo studio; per l’integrazione scolastica degli alunni di origine straniera attraverso il potenziamento degli interventi interculturali e dell’insegnamento dell’Italiano come lingua seconda.

 

Servono misure indispensabili sulle quali imbastire lotte insieme a tutti i soggetti interessati:

  1. a) non discriminare i nuovi assunti e utilizzarliper ridurre il numero degli alunni per classe in modo da rendere più facile il recupero, l’integrazione e completare la stabilizzazione di tutto il precariato.
  2. b) riaffermare la centralità, in ogni ordine di scuola, dei fondamenti culturali legati al possesso della lingua madre, di una seconda lingua, dei meccanismi del pensiero logico e matematico, della conoscenza storica;
  3. d) ripensare l’ “alternanza scuola-lavoro”, esclusivamente finalizzata alla formazione e all’integrazione con i curricula scolastici;
  4. e) eliminare alla radice ogni forma che fa dipendere dal dirigente scolastico la determinazione del rapporto di lavoro dell’insegnante, in palese contrasto col principio costituzionale della libertà di insegnamento.
  5. f) rilanciare la priorità alla funzione della scuola come promotrice della formazione di base e del pensiero critico di studentesse e studenti, rovesciando tendenze in atto alla frammentazione dei percorsi formativi e a una malintesa contrapposizione tra “competenze “ e “conoscenze”;
  6. g) rafforzare i percorsi di base, a partire dallo 0-6, come chiave per combattere precocemente le differenze socioculturali e integrare proficuamente i bambini di origine straniera;
  7. h) cancellare la politica dei “bonus” per gli insegnanti  e destinare più risorse  in seri interventi per il diritto allo studio;
  8. e) cancellare la folle idea, contenuta nel decreto attuativo sugli esami di stato recentemente approvato e su cui MDP ha votato contro, di attribuire ai percorsi di alternanza scuola-lavoro un peso importante nella valutazione.

 

Conclusione

Una politica scolastica seria non può che partire dal rifiuto delle tendenze neoliberiste che hanno caratterizzato, negli ultimi decenni, non solo le politiche del centrodestra, ma spesso anche quelle del centro sinistra e con questo spirito costruire una proposta credibile, sapiente e condivisa della sinistra sul rilancio della scuola scuola pubblica.

 

 

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