A.C. 4444
“Conversione in legge del decreto-legge 24 aprile 2017, n.50, recante disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo”

Dopo l’articolo 64, aggiungere il seguente:

“Articolo 64-bis
(Statizzazione e razionalizzazione delle Istituzioni AFAM non statali)

  1. A decorrere dall’anno 2017 gli Istituti Superiori musicali non statali e le Accademie di Belle arti non statali di cui all’articolo 19, comma 5-bis, del decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2013, n. 128, sono oggetto di graduali processi di statizzazione e razionalizzazione.
  2. I processi di cui al comma 1 sono disciplinati con decreti del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, previa Intesa in Conferenza Unificata, nel rispetto dei principi di cui all’articolo 2, comma 7, lettera d), e comma 8, lettere a), b), c), e), i) ed l), della legge 21 dicembre 1999, n. 508, e successive modificazioni, e nei limiti delle risorse iscritte sul fondo di cui al comma 3. Gli enti locali continuano ad assicurare l’uso gratuito degli spazi e degli immobili e si fanno carico delle situazioni debitorie pregresse alla statizzazione in favore di quelle istituzioni per le quali alla data di entrata in vigore del presente decreto già vi sono tenuti. Nell’ambito dei processi di statizzazione e razionalizzazione sono altresì definiti criteri oggettivi per la corretta determinazione delle relative dotazioni organiche.
  3. Ai fini dell’attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo è istituito un apposito fondo, per un importo almeno pari a 50 milioni di euro, da ripartire con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, su proposta del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, previa Intesa in Conferenza Unificata, cui si provvederà attraverso uno stanziamento di: 20 milioni di euro dallo stato di previsione del ministero dell’istruzione università e ricerca di euro 7,5 milioni nell’anno 2017, euro 17 milioni nel 2018, euro 18,5 milioni nel 2019 ed euro 20 milioni a decorrere dall’anno 2020; e con 30 milioni di euro dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze di cui 7 milioni di euro nell’anno 2017; 14 milioni di euro nell’anno 2018; 21 milioni di euro nell’anno 2019 ed euro 30 milioni a decorrere dall’anno 2020.
  4. Nelle more del completamento di ciascun processo di statizzazione e razionalizzazione, il fondo di cui al comma 3 è utilizzabile altresì per il funzionamento ordinario degli enti di cui al comma 1.
  5. Alla copertura degli oneri recati dal comma 3, si provvede:
    a) quanto ad euro 0,51 milioni nel 2017, euro 1,20 milioni nel 2018, euro 1,37 milioni nel 2019 ed euro 1,54 milioni a decorrere dal 2020, mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 19, comma 4, del decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, convertito con modificazioni dalla legge 8 novembre 2013, n. 128;
    b) quanto ad euro 1,90 milioni nel 2017 ed euro 4,00 milioni a decorrere dal 2018, mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 358, della legge 28 dicembre 2015, n. 208;
    c) quanto ad euro 5,09 milioni nel 2017 e euro 11,80 milioni nel 2018 mediante corrispondente riduzione del fondo di cui all’articolo 1, comma 202, della legge 13 luglio 2015, n. 107;
    d) quanto ad euro 13,13 milioni nel 2019 ed euro 14,46 milioni dal 2020, a valere sui risparmi di spesa recati dal comma 6.
    e) quanto a 30 milioni di euro mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di conto capitale iscritto, ai fini del bilancio triennale 2017-2019, nell’ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2017, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al medesimo Ministero.
  6. Alla legge 11 dicembre 2016, n. 232, sono apportate le seguenti modificazioni:
    a) al comma 295, le parole “45 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2017” sono sostituite dalle seguenti: “45 milioni di euro in ciascuno degli anni 2017 e 2018, 31,87 milioni di euro nel 2019 e 30,54 milioni di euro a decorrere dal 2020”;
    b) al comma 298, dopo le parole “finanziamenti individuali” sono inserite le seguenti: “nel 2017 e nel 2018. A decorrere dal 2019 i finanziamenti individuali sono determinati in proporzione all’importo complessivamente disponibile di cui al comma 295, fermo restando l’importo individuale di 3.000 euro”.

NICCHI, BOSSA, SCOTTO, ALBINI, MELILLA, CAPODICASA, DURANTI

Nota
Anci. Diciotto Istituti Superiori di Studi Musicali e 5 Accademie di Belle arti presenti nei Comuni, sono a rischio chiusura con evidenti gravissimi danni agli studenti e alle loro famiglie, agli insegnanti ed al personale, con ricadute inevitabili anche sui territori dove hanno sede se non si interverrà al più presto avviando il percorso di statizzazione che da anni ci vede tutti impegnati per la sua realizzazione.

Istituzioni che rappresentano un patrimonio culturale e una importante risorsa per il nostro Paese che va salvaguardata e tutelata; un prestigio nazionale che rischiamo di perdere se non viene avviata la statizzazione attraverso un impegno concreto di risorse da parte dello Stato.

Il passare del tempo senza la concretizzazione di una soluzione definitiva e la difficile situazione economica di Comuni e Province che, nonostante gli importanti sforzi profusi in questi anni, non sono più in grado di assicurare il sostegno necessario alla sopravvivenza di questi prestigiosi istituti, sta mettendo a serio rischio di chiusura queste istituzioni. E’ necessario ogni possibile sforzo da parte degli organi di governo perché finalmente, questa tanto auspicata riforma possa partire. Si è ormai giunti ad un punto per cui se non si interviene immediatamente gli istituti non potranno avere la certezza di programmare e partire con le attività nel prossimo anno accademico vanificando in questo modo l’investimento di risorse fatto in questi ultimi anni dal Governo e creando serie difficoltà per gli studenti che tuttora frequentano questi istituti.

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