Affrontiamo una questione molto qualificante che stimola riflessioni che delineano visioni e pratiche innovative.

In primo luogo si tratta del delicato rapporto tra cultura e impresa, un nodo complesso che vogliamo affrontare fuori da ogni forma di mercificazione e pura commercializzazione a favore di un sostegno pieno e concreto alla finalità primaria della cultura come bene di crescita del benessere delle persone  e con il rispetto delle peculiarità dell’impegno creativo, del lavoro organizzativo di chi opera nel mondo culturale.   

L’impegno, cioè, spesso difficile, di tanti e tante che vogliono vivere e lavorare valorizzando ideazione, creatività, produzione, comunicazione, diffusione, conservazione inerenti musica, letteratura, arti figurative, spettacolo, archivi, biblioteche, cinema, audiodisivi  e altri settori inediti che appunto ingegno e ricerca continua possono disvelare e scoprire.

Insomma, è una materia di riflessione aperta sul se e come definire l’impresa culturale e nel contempo è una necessità lungimirante prevedere concrete forme di sostegno a tali iniziative.

Molte esperienze ci dicono che l’idea della cultura come identità e comunità di un territorio può rilanciare e rigenerare un tessuto connettivo sociale e creare buon lavoro.

Purtroppo però questo testo in approvazione è una occasione mancata, si ferma a definizioni formali, e come dice la relatrice stessa, rimanda le conseguenze più sostanziose a generiche promesse successive.

Il testo crea imbarazzo perché svuotato, svilito e spolpato.

Infatti, sulla proposta di legge originaria c’era un ampio accordo.

La Commissione ha sviluppato un confronto costruttivo.

La relatrice ha giustamente fatto riferimento a un lungo e denso lavoro istruttorio al mondo ricco e variegato dei soggetti che contribuiscono alle realtà più vive e dinamiche del Paese, come quelle pugliesi che ho citato.

L’opera svolta nel comitato ristretto e, ancor prima, nelle audizioni e nelle missioni svolte dai colleghi ha arricchito il lavoro irrobustendolo e dandogli un respiro più lungo.

Questa legge poteva essere il segno distintivo di quel lavoro comune, la cifra di un incontro delle forze politiche sul terreno della cultura come comunità dando persino il senso di una legislatura.

Purtroppo ci siamo infranti sugli scogli dell’asfittica visione finanziaria e ragionieristica di questi anni, sulle colate laviche dei dettami dell’austerity che impoveriscono la vita, abrutiscono le menti delle persone.

Ancora una volta alla ricchezza della nostra cultura e dei nostri talenti si è opposta la povertà spirituale e ideale delle oscure vestali dei conti –che non obiettano nulla quando bisogna tirar fuori 97 milioni di euro per la Ryder Cup di golf o quando si tratta di regalare 8 milioni di euro per un singolo teatro di Roma, diretto e programmato in modo discutibile –

corrugano la fronte invece, dinanzi a un disegno di legge che viceversa in modo trasparente e dinamico si rivolgeva a una platea ampia e innovativa, fatta di giovani e d’inventiva.

Che cosa è rimasto del lavoro della Commissione cultura dopo la scure della ragioneria dello Stato, cui la Commissione Bilancio si è acriticamente azzerbinata?

Due striminziti articoli, uno sulla definizione e uno sulle sedi, peraltro deludenti nel contenuto.

A mero titolo di esempio, ricordo che i fari dismessi in Sicilia furono dati alle imprese dei giovani ma con l’onere delle spese straordinarie.E’ ovvio che assegnare alle imprese di giovani beni diroccati che devono ristrutturarsi a proprie spese significa non dargliele.

Anche la parte sui beni confiscati poteva essere più coraggiosa, se è vero come è vero che buone pratiche di restituzione all’impresa culturale sana di beni mafiosi ci sono già in giro per l’Italia; la Commissione cultura ne ha preso atto, per esempio, a Genova, con l’acquisizione dei “bassi” confiscati al clan Canfarotta.

Nel corso dell’esame del provvedimento abbiamo presentato emendamenti per cercare di tornare al testo che comprendeva più sostanziosi incentivi alle imprese culturali e creative.

 

Pin It on Pinterest